Agosto 12, 2022

Disuguaglianze di genere nel settore culturale e creativo

Per quanto riguarda il patrimonio culturale, ambito che sappiamo comprendere un vasto numero di sotto-settori (dagli archivi alle biblioteche, dall’artigianato alle tradizioni orali) e segmenti occupazionali, la difficoltà delle donne di rompere il tetto di vetro risulta essere, anche in questo caso, una costante. Forte è la presenza delle donne che operano in ambito museale, 78,1% rispetto al 21,9% degli uomini, ma quando analizziamo le posizioni di senior management gli uomini ricoprono quasi il doppio dei ruoli rispetto alle donne.

Poi ci sono i campi dell’architettura e del design, classicamente percepiti come settori tecnici e quindi maschili, anche se il report evidenzia come negli ultimi anni ci sia stato un incremento della componente femminile soprattutto nelle fasce d’età più giovani. Degli architetti trentenni, il 53% sono donne, rispetto al 32% delle architette cinquantenne; attenzione però, è ancora presto per leggere il trend in quanto potrebbe essere sia interpretato come un cambio di paradigma, ma allo stesso tempo come un abbandono del settore da parte delle donne superati i 45 anni.

Il settore dove il divario sembra essere più preoccupante è quello musicale; secondo lo studio “Women in Music” il mercato musicale è composto per il 70% da uomini e per il 30% da donne in tutte le regioni europee: le donne rappresentano solo il 20% dei compositori e dei cantautori prodotti e guadagnano in media il 30% in meno rispetto agli uomini; inoltre solo il 2,3% delle opere classiche sono dirette da donne e solo il 15% delle etichette musicali sono di proprietà o amministrate da donne.

Europa Creativa 2021-2027

La totalità delle ricerche sui gap di genere nei settori culturali e creativi concordano sulla necessità di porre alcuni temi in cima alla lista delle politiche pubbliche dei prossimi anni. In tal senso, il nuovo programma di Europa Creativa può rappresentare uno strumento chiave per ribilanciare l’uguaglianza di genere nel settore in quanto, per la prima volta, il tema è stato inserito tra le priorità trasversali da raggiungere. Dal programma (2021-2027) si legge, inoltre, che sono stati implementati nuovi criteri di valutazione che terranno conto della prospettiva di genere per garantire una distribuzione più equa dei finanziamenti.
Chiaro è che Europa Creativa non potrà essere l’unico strumento atto a garantire politiche mirate di settore. Abbiamo chiesto a Flavia Barca, esperta di politiche culturali e curatrice di una call sull’eguaglianza di genere nei settori culturali e creativi per Agcult, quali sono a suo avviso i prossimi passi da compiere: “Oggi la priorità è sicuramente raccogliere dati per tutti i sotto-settori culturali, senza questi non avremmo mai la vera contezza del problema. L’auspicio è, poi, che ogni paese si doti di un dipartimento nazionale volto alla rilevazione, allo studio e alla disseminazione dei dati sui gap di genere, così come avviene in Francia con l’ “Observatoire de l’égalité entre femmes et hommes dans la culture et la communication” . L’Osservatorio è infatti uno strumento funzionale a identificare criticità e promuovere adeguate politiche pubbliche ma, anche, a costruire competenze nelle istituzioni culturali. Allo stesso tempo, sarebbe opportuno mettere a regime prassi come il bilancio di genere per poter fare i conti con lo stato della disparità: primo passo, sempre, per l’individuazione di opportuni correttivi. Sarebbe, inoltre, opportuno condizionare i finanziamenti pubblici ad un percorso di trasparenza nella “gender-policy” (forza lavoro complessiva, posizioni di vertice, retribuzioni ecc.) delle organizzazioni, tema tra l’altro allo studio per l’attuazione del PNRR, che prevede la presenza di requisiti minimi di riduzione del gap di genere per l’accesso ai finanziamenti. Importante, in ultimo, sottolineare come, in questa battaglia di democrazia, il ruolo del settore culturale e creativo sia cruciale per influenzare l’immaginario collettivo e correggere messaggi arrivati fino a noi in parte distorti poiché mancanti del punto di vista femminile. Ad esempio, nel momento in cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma decide di avviare il progetto Women Up, con una raccolta di dati sulle artiste femminili esposte e poi con una serie di eventi e mostre, non sta facendo solo un lavoro di valorizzazione della loro poetica, ma sta offrendo il punto di vista delle donne sulla società, riportando il loro pensiero al centro dell’agenda pubblica. Riequilibrare la bilancia di genere non è quindi solamente un esercizio di un diritto costituzionale ma, anche, un processo di liberazione di energie nuove, in grado di portare punti di vista alternativi, processi d’innovazione, nuovi linguaggi e nuove idee ”.

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