Gennaio 29, 2022

Computer News | Trovare i contenuti desiderati

Notizie, commenti, articoli, reportage, foto e video da tutto il mondo scelti dalla redazione di Internazionale.

Rallenta la caccia al virus: in un anno tagliati 3.500 tracciatori

2 min read
Rallenta la caccia al virus: in un anno tagliati 3.500 tracciatori

Un’impresa quasi impossibile, che ha costretto il premier Draghi a chiedere aiuto alle strutture militari del commissario Figliuolo per non rinunciare al protocollo. Si vedrà se basterà a evitare la Dad a tante scuole. Ma chi sono i tracciatori e dove lavorano?

Chi sono i tracciatori

Il personale addetto al contact tracing è impiegato nei Dipartimenti di prevenzione delle Asl, che sono diventati strutture strategiche nella pandemia. A misurare Regione per Regione la capacità di «garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena» sono i report stilati settimanalmente dall’Istituto superiore di Sanità che decidono anche i colori e le retrocessioni delle Regioni verso zone con più restrizioni. Una sfilza di numeri con i quali si fotografa come avanza il virus e come si prova ad arginarlo.

Tra questi ci sono appunto quelli relativi al personale messo in pista per il tracciamento. Si scopre così che dal report dell’Iss pubblicato l’8 gennaio (11 mesi fa) con dati aggiornati al 5 gennaio le Regioni risultavano molto più attrezzate di quanto lo siano oggi, in base ai dati dell’ultimo report del 3 dicembre (dati al 1 dicembre).

Il confronto con 12 mesi fa

I numeri dicono infatti che le Regioni quasi un anno fa contavano in media su circa 3 tracciatori ogni 10mila abitanti, anche se con differenze eclatanti, e oggi arrivano con difficoltà a 2. Facendo due conti in base a queste tabelle e agli abitanti si scopre che praticamente tutte le Regioni hanno tagliato i tracciatori (con l’eccezione di Lazio, Sicilia e Trento) e ben otto in un anno hanno addirittura dimezzato il loro personale. Si tratta di Emilia, Liguria, Lombardia, Bolzano, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta.

La cosa è ancora più grave se si aggiunge il fatto che a ottobre 2020, in piena seconda ondata, la Protezione civile lanciò un bando per assumere rapidamente 2mila nuovi tracciatori. Dopo oltre un anno la domanda è scontata: dove sono finiti?