Agosto 7, 2022

Djokovic ammette: dichiarazione di viaggio errata. Quarantena violata per intervista

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Novak Djokovic ha ammesso in un post su Instagram che la dichiarazione di viaggio rilasciata alle autorità di frontiera al suo arrivo in Australia conteneva informazioni non corrette, avendo affermato nel questionario Covid che non aveva viaggiato nei 14 giorni precedenti, mentre in realtà si era recato in Spagna dalla Serbia. Il tennista, che dopo una prima vittoria in tribunale attende ancora la decisione definitiva del governo di Canberra sul visto per restare nel Paese e partecipare agli Australian Open, ha parlato di un «errore umano e certamente non volontario» di un membro del suo staff, precisando che «nuove informazioni» sono state fornite alle autorità australiane per «chiarire questa questione».

L’intervista durante l’isolamento

E le ammissioni non si fermano qua: due giorni dopo essere risultato positivo al coronavirus, il tennista ha infranto le regole di isolamento per incontrare un giornalista per un’intervista. «Mi sono sentito in dovere di fare l’intervista a L’Equipe perché non volevo deludere il giornalista», ha scritto Djokovic nel post di Instagram. Ma in quell’occasione Djokovic avrebbe «tenuto le distanze» e «indossato una mascherina, tranne quando è stata scattata la fotografia». È invece «disinformazione», ha aggiunto, la versione secondo cui sarebbe andato in giro dopo il test positivo del 16 dicembre.

La nuova documentazione

Parallelamente, gli avvocati del fuoriclasse hanno fornito molte più informazioni relative al suo visto che avranno un impatto sui tempi della decisione del minisetro dell’Immigrazione. Il ministro competente Alex Hawke sta valutando se cancellare il permesso dopo che un tribunale ha annullato la precedente revoca nei confronti del tennista no vax. «Gli avvocati del signor Djokovic hanno recentemente fornito ulteriori documenti e materiali di supporto che si dice siano rilevanti per la possibile cancellazione del visto del signor Djokovic», ha detto un portavoce del ministro Hawke. «Naturalmente, questo influenzerà i tempi per una decisione».

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