Maggio 17, 2022

Eccellenza Gemelli, pronti 180 milioni di investimenti e il suo indotto vale 325 milioni

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Se il Covid ci ha ricordato che non c’è economia senza salute ora più che mai abbiamo anche imparato che la salute è un asset strategico ed economico del Paese. Ecco perché un Policlinico universitario, come il Gemelli di Roma, primo in classifica per Newsweek tra gli ospedali italiani e «presidio specialistico ad alto contenuto di innovazione tecnologica e ricerca che all’85% lavora per il Ssn va considerato come un bene preziosissimo per una città come Roma e per tutto il Paese. Un valore strategico sempre più riconosciuto come tale anche se la nostra natura giuridica privata, pur se guidati da missione, priorità e politiche gestionali da soggetto che opera al solo perseguimento dell’interesse generale, ci impedisce per esempio di accedere alle risorse previste dal Pnrr», avverte Marco Elefanti direttore generale di questo “general hospital” nato 58 anni fa, uno dei più grandi ospedali d’Europa e sede di una delle facoltà di Medicina più ambite, quella dell’Università Cattolica.

Un polo d’eccellenza e gli effetti sul territorio

Il Gemelli, luogo scelto anche da Papa Francesco per curarsi dopo Giovanni Paolo II, dal 2018 è diventato anche Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e ora si prepara a investire 180 milioni in tre anni per costruire un «heart center» per le malattie cardiovascolari, un «comprehensive cancer center» per i malati oncologici e un «brain center» ( specializzato nei tumori del cervello. Una nuova scommessa che rappresenta anche una boccata d’ossigeno per il territorio che già oggi può contare – secondo l’ultimo report d’impatto del Gemelli – su un indotto calcolato in 325 milioni all’anno per Roma di cui la fetta maggiore sono oltre 100 milioni pagati alle imprese fornitrici e altri 125 milioni dagli stipendi spesi dai dipendenti negli esercizi commerciali. «Da quest’anno – sottolinea il presidente della Fondazione Gemelli Carlo Fratta Pasini – , abbiamo deciso di avviare un percorso nuovo, ispirato a standard nazionali e internazionali di misurazione di impatto, per descrivere le nostre azioni in funzione del valore economico, sociale e ambientale generato all’interno del territorio in cui operiamo. È questa una scelta che si inscrive nel più ampio disegno volto a perseguire qualità delle cure e sicurezza delle persone, non più in chiave autoreferenziale bensì in base oggettiva e in standard misurabili, di cui l’accreditamento Joint Commission International costituisce l’obiettivo più significativo».

In trincea contro il Covid

Il Gemelli con i suoi quasi 1600 letti per oltre 80mila pazienti ricoverati all’anno tra l’altro è stato uno dei presidi principali a Roma in trincea contro il Covid: «Abbiamo deciso da subito di dedicare una struttura ospedaliera contigua al Policlinico, la Columbus, solo per i pazienti Covid. È stata una scelta decisiva che ci ha consentito di continuare a fare tutte le altre attività sanitarie che né sono diminuite in volumi né si sono mai interrotte, come le cure ai pazienti oncologici», continua il direttore Elefanti. Che dopo quasi due anni di battaglia sottolinea come «una delle lezioni più importanti che abbiamo imparato è l’importanza della flessibilità. È stato fondamentale avere alle spalle anche le nostre scuole di formazione specialistica collegate alla facoltà di Medicina della Cattolica che ci hanno permesso di contare su numerosi e preparati giovani medici come infettivologi, pneumologi ed emergenzisti: abbiamo infatti inserito nell’attività di reparti e servizi gli specializzandi del quarto e quinto anno».

Gli investimenti in cantiere

Elefanti guarda ora al prossimo futuro e ai progetti in cantiere: «Abbiamo tre grandi investimenti per i prossimi tre anni: il primo è un centro cardiovascolare dedicato con un contributo decisivo della Fondazione Roma che prevede un investimento di 50 milioni dal punto di vista infrastrutturale e 25 milioni per le tecnologie. Nascerà all’interno del polo vicino al pronto soccorso con circa 200 letti per gli acuti». Il secondo investimento da circa 70 milioni riguarderà invece la cura dei tumori: «Si tratterà – spiega il Dg – di un grande comprehensive cancer center per i pazienti oncologici che già curiamo, ma che concentreremo in percorsi dedicati con laboratori e servizi specifici in un nuovo building che sarà costruito al posto di uno degli attuali parcheggi». Infine l’ultimo progetto è quello di un «brain center» per i tumori del cervello da realizzare insieme alla Jefferson University di Philadelphia: «Tra le altre cose è prevista l’introduzione di una apparecchiatura molto sofisticata per la cura dei tumori cerebrali. Per un investimento di circa 15 milioni. Infine confidiamo di poter acquisire lo stabile della Columbus che dovremo rigenerare profondamente per un investimento di altri 25-30 milioni».

Il nodo delle tariffe di rimborso «da aggiornare»

Ma il dg del Gemelli segnala però come sia difficile per una struttura così grande e che punta all’innovazione riuscire ad acquisire le migliori tecnologie sul mercato che hanno costi sempre più alti : «Le nostre prestazioni sono nella stragrande maggioranza, tra l’85% e l’88%, dedicate al Servizio sanitario, poi abbiamo una residua attività privata con i cui margini contribuiamo a sostenere l’attività Ssn. Il problema però è che il sistema di remunerazione previsto per le prestazioni Ssn non è sempre in linea con i costi di produzione», avverte Elefanti. Che sottolinea come sia invece necessario avere «un sistema di rimborso pubblico che premi innovazione e qualità. Noi per la cura di tante patologie che richiedono dispositivi ad alto costo abbiamo costi di produzione ampiamente superiori alle tariffe di rimborso regionale. A esempio nella neurochirurgia funzionale che è una forma di intervento con cui viene impiantato un dispositivo che dà un miglioramento decisivo alla qualità di vita dei pazienti con Parkinson si prevede una remunerazione con una tariffa inferiore al costo del solo dispositivo». «Sul tema delle tariffe di rimborso un adeguamento nella sanità post Covid è indispensabile e decisiva – conclude Elefanti -. Solo così salvaguarderemo le strutture orientate alla qualità e all’innovazione condizione necessaria per la qualità di servizi e prestazioni garantite ai pazienti Ssn negli Ospedali per acuti».

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