Maggio 17, 2022

Il Covid aumenta il rischio di diabete nei bambini

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C’è un ulteriore ottimo motivo per vaccinare i bambini contro Sars-CoV 2: la protezione nei confronti del diabete, sia di tipo 1, autoimmune, che di tipo 2. Uno studio condotto dai ricercatori dei Centers for Diseases Control (Cdc) di Atlanta mostra infatti un significativo aumento dell’incidenza della malattia nei 30 giorni successivi alla fase acuta nei bambini e ragazzi con meno di 18 anni, e a oggi non è possibile dire se si tratti di una conseguenza destinata a scomparire nel tempo o se, come è più probabile almeno per la forma 1, di qualcosa che trasformerà i bambini in malati cronici, che devono controllare la glicemia e assumere insulina per tutta la vita.

Nello studio, pubblicato sull’organo ufficiale dei Cdc Morbidity and Mortality Weekly Report, sono stati presi in esame i dati di due grandi archivi assicurativi relativi per il periodo compreso tra marzo 2020 e giugno 2021: quello di Iqvia, che contiene dati di oltre 1.700.000 minori, e quello di HealthVerity, che ne ospita 900.000, e il risultato è stato preoccupante. Dal primo è emerso un aumento di 2,66 volte (pari al 166%) dei casi di diabete 1 e 2 tra i bambini e ragazzi positivi a Sars-CoV 2 rispetto a quelli negativi, dal secondo una crescita di 1,31 volte (pari a un +31%). Inoltre, in Iqvia si è visto anche un incremento di 2,16 volte rispetto ai casi registrati tra i bambini che avevano avuto un’infezione respiratoria non riconducibile al coronavirus, a riprova della specificità dell’effetto.

Legame già dimostrato negli adulti

Il legame tra alterazioni degli zuccheri nel sangue fino al vero e proprio diabete e coronavirus è già stato dimostrato per gli adulti, e potrebbe essere dovuto sia al fatto che Sars-CoV 2 colpisce il pancreas, sia (nel caso del tipo 1) a una reazione immunitaria non controllata, che porta all’autoimmunità, ma di certo, per un bambino, il rischio di ritrovarsi diabetico a vita – commentano gli autori – è di gran lunga più grave di quello associato al vaccino.

La protezione vaccinale

Lo stesso numero della rivista ospita poi un secondo studio che dovrebbe costituire un ulteriore stimolo a vaccinare i più piccoli: il vaccino di Pfizer/BionTech protegge al 91% dalla rara sindrome infiammatoria multisistemica, la Mis-C, condizione che costringe quasi sempre al ricovero e che è all’origine della maggior parte dei rarissimi, ma non inesistenti decessi tra i bambini (oltre 35 quelli verificatisi in Italia, poco meno di mille nel mondo). In questo caso i dati provengono da 24 ospedali pediatrici Usa, dai quali sono stati ottenuti i dati di un centinaio di piccoli con Mis-C, messi a confronto con quelli di altrettanti ragazzi e bambini con altre patologie. Tutti e 38 i bambini con Mis-C che hanno avuto bisogno di terapie invasive come l’intubazione erano non vaccinati, mentre per i vaccinati il decorso è stato meno drammatico.

Infine, sempre i Cdc hanno voluto tranquillizzare i genitori: anche se ovunque si registra una crescita esponenziale dei ricoveri pediatrici, ciò è dovuto al fatto che i bambini con meno di 5 anni non sono vaccinati e che anche tra quelli con più di 5 anni moltissimi non lo sono ancora, e quindi si ammalano più spesso. La malattia, di per sé, non sembra più aggressiva. Intanto, dati provenienti da un numero crescente di paesi confermano l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione nella fascia di età 5-11 anni. In Italia sono quasi 700.000 i bambini che hanno ricevuto la prima dose, pari a circa il 19% della popolazione vaccinabile: ancora troppo pochi.

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