Giugno 26, 2022

L’esploratore Lorenzo Barone arrestato in Etiopia e poi rilasciato

“Sono stato arrestato in Etiopia per 18 ore senza alcun motivo. L’esperienza appena vissuta è stata la più brutta e spaventosa di tutte le mie avventure”. Lorenzo capo, 24 anni, di San Gemini, racconta l’odissea vissuta durante il suo viaggio in solitaria su due ruote che dall’Africa lo porterà fino in Russia attraverso la via terrestre più lunga del mondo. I militari, sabato 14 maggio, gli hanno messo le manette ai polsi e sono state ore di terrore. “Mentre pedalavo con la mia bici attraverso il villaggio di Sheibi a soli 33 chilometri dal confine con il Sudan, sono stato fermato da un militare che – racconta – mi ha obbligato a seguirlo fino all’accampamento. A quel punto altri militari in modo arrogante mi hanno preso la bicicletta, aperto le borse e tirato fuori tutto, senza trovare nulla, e pensavo fosse finita lì. Siamo invece tornati indietro sulla stradina sterrata e al bivio mi hanno detto che non potevo proseguire il viaggio e dovevo andare dal boss”.

Lorenzo teme di essere rapito da quei militari che forse collaborano con i ribelli: “Ho iniziato a preoccuparmi, volevo chiamare Abyot, un ragazzo affermato in frontiera del quale avevo il contatto per farmi tradurre e spiegare la situazione, ma non c’è stato nulla da fare. Appena ho afferrato il telefono me l’hanno tolto con la forza e sequestrato. Abbiamo camminato per un’ora sotto il sole. Quattro militari impugnavano gli Ak-47 circondandomi a distanza e uno spingeva la bici. Ho pensato che fosse finita”. Al comando della polizia a Lorenzo restituiscono il cellulare e lo fanno sedere per terra: “Alla mia destra c’erano ragazze e donne sedute, alla mia sinistra una cella con dei prigionieri somali ammucchiati nel modo che in un pollaio. Dopo un paio di ore – continua – ho chiesto se potevo ripartire, il poliziotto ha detto no. “Ora stai qui e dormi qui”, mi ha detto indicando il materassino sulla mia bici”. Lorenzo capo (nella foto) sente che due ragazzi stanno litigando. Il poliziotto li fa mettere in ginocchio davanti e lui e li frusta con un canna di plastica mentre un altro dietro di lui, impugnando un Ak-47, li guarda e ride. Il giovane continua a informare i presenti se possono fare qualcosa per tirarlo fuori e capisce che solo Abyot sta contattando i comandi di polizia e gli uffici immigrazione per dare l’ordine di liberarlo.

“Voleva raggiungermi – dice – ma l’ho fermato e gli ho detto di venire la mattina perché i poliziotti erano mezzi ubriachi e “giocavano” con i prigionieri, quindi reputavo la situazione pericolosa di nuovo per lui”. Domenica 15 maggio è arrivato Abyot e finalmente l’ha tirato fuori da lì: “Abbiamo caricato la bici su un minibus e siamo andati alla frontiera superando insieme i vari posti di blocco. Il viaggio in bici sul percorso terrestre più lungo del mondo è stato interrotto per 33 chilometri a causa della situazione che ho dovuto affrontare. Ma sono davvero felice di essere vivo e libero”, conclude Lorenzo.

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