Settembre 27, 2022

E se il PND fosse il primo passo verso l’Open Access?

«Di chi è la Divina Commedia? Chiunque può farne libero uso per trarne profitto attraverso edizioni popolari, scolastiche o di lusso, organizzando recite o scrivendone i versi su un capo di vestiario» chiosa Daniele Manacorda al incontro Le Immagini del Patrimonio Culturale, tenutosi a Firenze l’11 giugno 2022. E ancora «Di chi è Traviata? […] Quando assistiamo a una esecuzione dell’opera, non paghiamo Verdi ma una delle infinite diverse riproposizioni messe in scena dai professionisti del teatro lirico». La durata media di un brevetto va da dieci a vent’anni, mentre il diritto d’autore ha una durata media di settanta anni, eppure le opere dell’ingegno – ancora se concepite quando il diritto d’autore neppure esisteva (si pensi alla Pietà di Michelangelo) – se nel pubblico dominio e appartenenti allo governo, non sono riproducibili senza una licenza.
Cosa significa?
Significa che il diritto reale di proprietà dello governo su opere d’arte prevede un diritto accessorio esclusivo che vincola la riproducibilità delle immagini dall’opera derivate. Questo “diritto accessorio” è sancito dagli articoli 107 e 108 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004, “CBC”). Articoli che, oggi, paiono intoccabili, alla stregua di un pilastro portante del nostro ordinamento in materia di tutela di beni culturali, ma che, nella pratica quotidiana, sono piegati all’occorrenza dalla generosità dei musei. Questi ultimi infatti possono stipulare discrezionalmente accordi per esternalizzare la concessione delle licenze, concederne a canone azzerato o non richiederne affatto, liberalizzando, quindi, la circolazione delle immagini. Questa pratica attuata da pochi lungimiranti musei prevalente privati (come il Museo Egizio di Torino) è nota come Open Access, ossia l’accesso libero, senza barriere al sapere scientifico (come definito, nel 2022, dalla Budapest Open Access Initiative e più tardi dalla Berlin Declaration on open access to knowledge in the Sciences and Humanities.
C’è da chiedersi, sono davvero il 107 e il 108 CBC a costituire l’ostacolo all’adozione di licenze Open Access che diano a tutti la possibilità di riusare liberamente, per qualsiasi fine, le immagini delle collezioni museali? Quella dell’Open Access è una pratica in crescita, consolidata da oltre un decennio in molti paesi, ancora europei. I musei statali italiani anziché sono zavorrati delle disposizioni codicistiche che, a ben vedere, non precludono il libero riuso, ma così sono state da sempre interpretate.

L’argomentazione economica è una chimera

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