Giugno 26, 2022

IL DRIBBLING DI… Mario Frongia. Cagliari, assalto alla diligenza

Dalla scelta di Liverani ai conti in rosso, l’addio dei big a prezzi da saldi, la quasi certa cacciata di Agostini e l’arrivo di Pisacane. Il comun denominatore di un patron che non azzecca neanche un evo di gioco

Mettiamo giù due o tre cosette. Ad esempio, l’iscrizione alla B costa qualche milionata, non di più. Sono impreciso perché, mi dicono, vanno quantificati una serie di parametri. Quel che conta, per chi è messo come il Cagliari, è il resto. La società ha parlato di ventidue milioni di euro per partecipare al gara. Una tombolata generica. Ma la differenza ha un senso, particolarmente impegnativo: riguarda l’indebitamento del club. E quindi l’Indice di solvibilità che mette le ganasce alle caviglie delle società in rosso, incapaci di una gestione sana e con il conteggio infelice. Al Cagliari va così? La risposta parrebbe positiva. Lo dice l’Indice di solvibilità, con lo stop al mercato. E gli esiti si sono visti, ad agosto, a gennaio e a fine corsa. Il presidentissimo aveva parlato di mercato “creativo”. Aggiungerei, divertente. Specie per la Salernitana e lo Spezia, in lizza per rimarciare nell’inferno della B e tuttora in A. Molto meno spassoso è l’andazzo per i tifosi rossoblù: sbeffeggiati dall’eccezionale cifra di centomila euro spesa alla riparazione invernale per ridare forza a una squadra che aveva appena chiuso il girone d’andata con 10 punti. Che poi siano stati chiamati a pagare 50 euro in curva per vedere le big è un’altra straordinaria genialata di una stagione capolavoro. Ma adesso, la pazienza, cartelloni da clown e inviti a fare aria inclusi, pare al capolinea.

IL CLUB DEI PRETORIANI. No, diranno i meno fintamente acciaccati da una umiliazione che ha e avrà per chissà quanto dell’incredibile. Il Cagliari viene prima di tutto. Certo, ma non per questo va utilizzato per giocare come al monopoli, finendo in bancarotta, sul campo e fuori. La umiliazione, un parco giocatori “anziano”, mal assortito e strapagato, tre allenatori in un campionato, spiegano appena la debacle tecnica. I conti in rosso, e l’urgenza di fare denari con le cessioni e il ricavo dai prestiti, sono la risposta al deragliamento economico. Ma questa è un’altra storia. Per stare sul pezzo e dare uno sguardo alle mosse degli ultimi quindici giorni si deve partire dalla conferenza stampa del dg e del ds.

Il presidente ovviamente sta al riparo. Magari, messo alle strette da considerazioni o domande vere, può dare dell’infame, come ha fatto in diretta tv con Fabio Caressa, a qualche altro collega, reo di non aver sposato la tecnica “smussa e sopisci”. Peraltro, con chissà quali vantaggi, almeno immediati: nessuna squadra, o allenatore o giocatore è stato beneficato dai giornalisti amici al punto da ribaltare la parola proveniente dal campo e dalla realtà gestionale. Su questo fronte, basti pensare quale eccellente lezione sia per un giovane aspirante cronista: se insulta Caressa, intimidire o minacciare chi inizia è uno spasso. Purtroppo, va così. Ma nessuno molla.

IN PAZIENTE E PREOCCUPANTE ATTESA. Dopo un tira e molla neanche tanto lungo, ecco Fabio Liverani. Il tecnico con un passato nelle giovanili rossoblù, era a libro paga del Parma. Ha dalla sua l’aver portato il Lecce dalla C alla A. Lo definiscono tosto. Lo aspettiamo senza paraocchi né fisime: è animato dalla voglia di riabilitarsi e fare bene. La B sarà complicata. Capozucca ha parlato di rivoluzione e chiuso ai proclami. Potrebbe essere una buona notizia dopo annate di splafonamenti. Dunque, pazienza. C’è da vedere chi, e quando, mettono a disposizione dell’allenatore. Il che non è un dettaglio. Intanto, non meraviglia che i rinnovi di Vicario e Simeone si siano conclusi con uno riduzione per Empoli e Verona mica male. E fa sorridere che proprio l’ex dS del Cagliari, Francesco Marroccu, abbia sfilato al presidente un milione e mezzo già pattuito per il riscatto del Cholito. Ma su tutto, spiace dirlo, la tarantella la suona sempre il solito. Con il ds che si arrabatta ma deve sempre passare da Milano prima di poter comprare una penna biro. Come volevasi dimostrare, l’mortale solo al comando non molla.

Al momento, con una ventina di milioni freschi in cassa la pressione cala. E adesso, arrivano i denari della casa madre Inter per Bellanova. Avete previsto da evo che l’asta tra Inter e Fiorentina sarebbe stata farlocca: avevate ragione. Intanto, se si chiude così, un benvenuto a Franco Carboni e Casadei. Ma adesso occhio alle cessioni. Joao Pedro, Marin, Rog, Nandez, Cragno, Pavoletti, Pereiro sono i pezzi più o meno pregiati. Peccato che, da sempre, sia il mercato a fare i prezzi. Anche in questo caso il patron è stato abilissimo nello sbagliare tutti i tempi: lo passato anno JP10 e Cragno avevano ottime valutazioni. Ed era evidente che fosse giunto il momento per cederli. Invece, sono state sparate valutazioni oltre ogni buon senso. Lo stesso può dirsi di Nandez. E oggigiorno, obbligati a cederli sia per il declassamento di categoria, sia per non poter sostenere ingaggi sontuosi (ma la firma è del solito popolare), si viene presi per il collo. Poi, si può discutere se Rog debba stare e Marin pure. Ma con i calciatori di prospettiva non è serio fare i conti solo con lo stipendio. Per stare a Rog, ha accettato di ridurselo del trenta per cento dopo la doppia rottura del crociato. Ma è ovvio che a 27 voglia puntare su palcoscenici che gli diano una chance per i mondiali in Qatar.

Ci sarebbero la questione stadio, entro fine mese dovranno presentare il progetto definitivo al comune, la confermata rottura con Adidas ed Eye sponsor tecnico, la chiusura dello store alla Corte del sole. Ci sarebbe anche il ritiro-non ritiro al fresco di Asseminello – by by Aritzo e Peio – e la ridefinizione al ribasso degli emolumenti dalla Regione. Ma chiudo con un sincero un bocca al lupo per Fabio Pisacane. Prima guerriero leale in campo, denunciare combine, capace di fare gol partita a Donnarumma. Poi, prezioso mortale camerino ad Asseminello. Adesso, collaboratore area tecnica della prima squadra. Il patron? Lo stesso che gli ha detto, dopo 152 presenze e 5 reti in rossoblù, di marciare a giocare all’Olbia per 80mila euro! Sì, al Cagliari con la riconoscenza e gli aspetti umani sono da premio Nobel.

CIAO ALESSANDRO. Infine, ma non è una Notarella, mi spiace dover constatare – quelli bravi direbbero che “la notizia è in aggiornamento” – che parrebbe segnato il destino di Alessandro Agostini. Al tecnico è stato chiesto in modo pressante di tentare il miracolo. Con gli amici e colleghi anch’essi in forza al club, Conti e Cossu, si è prestato all’ennesimo teatrino dell’assurdo orchestrato dal maestoso direttore d’orchestra. Ma adesso, pare che gli sia stata indicata la porta. Dunque, né alla guida dell’Olbia, né della Primavera, condotta abilmente ai vertici della  categoria con tanto di accesso ai play off e sconfitta in finale con l’Inter. Parliamo di professionisti, pagati lautamente, che conoscono le regole del gioco. Comunque sia, che Ago possa arrivare ad allenare un top club o faccia altre scelte, dispiace. La scelta del club conferma una politica che non fa prigionieri. Mai.

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