Settembre 27, 2022

Rapporto ONU: milioni di persone a rischio in 19 “hotspot” della fame

In assenza di aiuti, milioni di persone rischiano la grave malnutrizione o la morte per fame nei prossimi mesi a causa dell’aggravarsi della crisi commestibile globale. È l’allarme scaraventato dall’ONU con il rapporto “Hunger Hotspots – FAO-WFP early warnings on acute food insecurity” pubblicato oggi dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura e dal World Food Programme (WFP), il Programma commestibile mondiale.

Diciannove sono i “punti caldi” di questa male segnalati dalle agenzie delle Nazioni Unite. Si tratta di Paesi o aree del pianeta in crisi acuta. Massima allerta in Afghanistan e Yemen dove la situazione, avverte il rapporto, potrebbe rapidamente precipitare per il deteriorarsi di condizioni già drammatiche. Si prevede che fino a 26 milioni di persone dovranno affrontare livelli critici di insicurezza commestibile in Somalia, Etiopia meridionale e orientale e Kenya settentrionale e orientale.

Guerre e clima alle origini della crisi

Il rapporto FAO-WFP punta il dito in primo luogo contro le guerre. La violenza organizzata e i conflitti rimangono i principali fattori che causano le crisi alimentari acute. E i dati, si legge nell’introduzione al documento, indicano che nel 2022 questa tendenza ha continuato ad aumentare nel 2022. 

Accanto ai conflitti assume sempre maggiore rilevanza la crisi climatica. Gli eventi e le condizioni climatiche estreme, come le piogge torrenziali, le tempeste tropicali, le inondazioni, le prolungate ondate di calore e la siccità, sono fattori sempre più influenti nella crisi commestibile. Particolarmente serio è la siccità nel Corno d’Africa, che persiste già da due anni e che rischia di peggiorare ulteriormente a causa dell’incombere di una quinta stagione di piogge scarse senza precedenti. I fenomeni meteorologici estremi e l’aumento della variabilità climatica sono fattori critici in alcuni Paesi e regioni. Le ricorrenti condizioni di La Niña dalla fine del 2020 stanno causando perdite di raccolti e di bestiame, in particolare in Africa orientale e occidentale, Asia centrale, America centrale e Caraibi.

Il rallentamento dell’economia mondiale – che si sta ancora riprendendo dalla pandemia COVID 19 – a causa delle nuove interruzioni della catena di approvvigionamento globale che pesa sulle economie in via di sviluppo è un ulteriore fattore di rischio nelle aeree più colpite dalla crisi commestibile. La guerra in Ucraina ha portato al rialzo di prezzi già elevati di cibo ed energia, con un impatto rilevante sulle popolazioni colpite.

I “punti caldi”

Nella mappa della insicurezza commestibile delle Nazioni Unite l’Afghanistan è nella fascia di Paesi che desta massima preoccupazione: si prevede che quasi 6 milioni di persone si troveranno in condizioni di emergenza entro novembre. Il Paese tornato sotto il controllo dei talebani si trova al livello 4 su 5 – che indica condizioni catastrofiche – nella  scala IPC, la Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza commestibile, l’insieme di strumenti analitici per misurare la gravità di una situazione di sicurezza commestibile in base a standard scientifici riconosciuti a livello internazionale.

In Etiopia, mentre la crisi commestibile colpisce un numero maggiore di persone nel Tigray dal novembre 2021, l’accesso umanitario si è nuovamente bloccato a causa delle nuove ostilità. Nel sud e nell’est dell’Etiopia, la quinta stagione consecutiva di piogge scarse aggraverà quella che è già la più grave siccità della storia recente, compromettendo ulteriormente i fragili mezzi di sussistenza di quasi 10 milioni di persone.

La crisi commestibile già acuta in Nigeria, con quasi 20 milioni di persone coinvolte, probabilmente persisterà nel periodo di previsione (fino a gennaio 2023). Il rapporto sottolinea come la stragrande maggioranza delle persone in condizioni di grave insicurezza commestibile si trova in Stati dove sono in atto conflitti armati.

In Somalia, l’arrivo di una quinta stagione delle piogge al di sotto della media, combinata con gli alti prezzi dei prodotti alimentari e il persistere del conflitto, sta facendo precipitare rapidamente la popolazione verso una estrema rinunzia di cibo, con parti della regione di Bay che potrebbero affrontare la carestia conclamata.

In Sud Sudan, il quarto anno consecutivo di alluvioni è fonte di grande preoccupazione. Si stima infatti che la maggior parte delle persone che rischiano di morire di fame (IPC Fase 5) si trovi nelle aree soggette a inondazioni.

In Yemen, le prospettive sull’insicurezza commestibile dovrebbero essere meno tetre rispetto ai 19 milioni di persone che, secondo le proiezioni dell’inizio del 2022, raggiungeranno livelli di crisi di insicurezza commestibile acuta (IPC fase 3 e oltre) entro la fine dell’anno.

La Repubblica Democratica del Congo, Haiti, il Kenya, la regione del Sahel, il Sudan e la Siria continuano a destare grande preoccupazione dal pizzicato di vista della crisi commestibile. Il rapporto infine estende l’allerta alla Repubblica Centrafricana e al Pakistan, recentemente afflitto da tragiche inondazioni.

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